Il nostro primo colloquio si è svolto con Oliver Glockner, «Director Innovation» del gruppo Hilti. Ci ha raccontato che la digitalizzazione svolge un ruolo centrale in Hilti ed è presente in ogni ambito dell'azienda. Si inizia dal riconoscere le esigenze dei clienti, si passa allo sviluppo e alla produzione dei prodotti fino alla commercializzazione. Attraverso tutti questi campi si vuole diventare più rapidi, più agili e più adattabili. Ha sottolineato che la promozione della digitalizzazione è pienamente voluta in Hilti e che idealmente dovrebbe essere radicata in tutti i settori di business.
Riguardo a quanto la digitalizzazione modifichi i requisiti richiesti ai collaboratori, il signor Glockner ha riferito che finora l'impiego di tecnologie nei cantieri è piuttosto limitato. In futuro ci saranno però più soluzioni digitali come le app e meno carta. Di conseguenza serviranno più persone in grado di gestire anche queste tecnologie. È positivo e utile che molti le utilizzino anche nella vita privata, così che ad esempio le basi nell'uso delle app siano già presenti. Per chi lavora da più tempo si tratta però comunque di un cambiamento.
Per quanto riguarda le tecnologie più complesse servono naturalmente più persone con le relative competenze nelle imprese esecutrici, che fungano per così dire da interfaccia tra apparecchio e lavoro da eseguire e che padroneggino «entrambe le lingue». Anche in relazione all'IA occorre ad esempio sapere dove stanno possibilità e limiti: che cosa funziona, che cosa no, come si applica la tecnica, come si analizzano i risultati e infine come si comunicano correttamente. I profili professionali del futuro saranno quindi nettamente più orientati alla tecnologia.
Abbiamo poi affrontato il tema della carenza di personale qualificato nel settore edile e chiesto se le nuove tecnologie, e i nuovi ambiti di lavoro e di compiti a esse legati, offrirebbero anche una possibilità di attirare i giovani nel settore. Il signor Glockner ne era convinto, poiché le nuove tecnologie sono accattivanti e attrattive. Lo si vede anche dalla vivace scena start-up nel settore edile, che prima non esisteva in questa forma. Ci sono molti investimenti, anche nel capitale di rischio, una ricerca attiva di possibilità di innovazione e sempre più team interdisciplinari: ora partecipano anche esperti degli ambiti software e IT, così che non prevalga sempre lo stesso punto di vista e si possa beneficiare di modi di pensare diversi. Il signor Glockner ha sottolineato che gli sviluppi nell'edilizia procedono tendenzialmente piuttosto lentamente, per cui è giustificato che ora accada finalmente qualcosa di più.
Alla domanda sulle innovazioni che attirano in particolare i giovani, ha citato soprattutto il BIM. Grazie a esso è possibile una progettazione pulita in 3D, in cui i dati sono direttamente disponibili e lo stesso lavoro non deve essere svolto più volte. Ciò che potrebbe attrarre soprattutto i più giovani è che il tutto abbia «un tocco di gaming». Nel complesso, grazie alle nuove tecnologie il lavoro in cantiere diventa meno faticoso e più divertente. Molto si può inoltre automatizzare e i lavori pesanti si possono alleggerire: la misurazione, ad esempio, può essere eseguita con un robot invece che con il metro pieghevole, oppure le forature sopra testa, considerate particolarmente faticose, possono essere assunte da un robot per la foratura.
Dopo aver ottenuto con Oliver Glockner uno sguardo sui processi di digitalizzazione in un'azienda svizzera di primo piano come Hilti, abbiamo condotto alcuni colloqui in diversi rami dell'edilizia, raccogliendo impressioni interessanti su come la digitalizzazione venga percepita direttamente in cantiere. Mentre a livello di direzione e organizzazione l'introduzione di processi digitali è vista in modo molto positivo e viene fortemente promossa, la loro attuazione nella pratica sembra al momento ancora un po' più difficile.
Un gessatore ci ha così raccontato del tentativo di gestire nella loro azienda tutta la rendicontazione tramite un tablet. Lo trovava però piuttosto scomodo, dovendo avere sempre con sé il tablet e volendo allo stesso tempo preservarlo da sporco e danni. Nella loro azienda c'era stata una volta anche una pianificazione digitale, che però non si è davvero affermata. Intendono riprovarci l'anno prossimo. Alla domanda su in quali ambiti un supporto digitale sarebbe utile, riteneva che in realtà non ne servirebbe alcuno. Concordava però sul fatto che la digitalizzazione avanzerà e che i processi digitali cambieranno gli ambiti di compiti e di lavoro nel settore edile. Era inoltre convinto che il mestiere potrebbe così diventare più attrattivo per le generazioni più giovani, essendo queste fasce d'età più familiari con il digitale.
I colloqui che abbiamo avuto con un costruttore stradale e un muratore si possono riassumere così: sono aperti alle tecnologie digitali e le percepirebbero come un alleggerimento della loro quotidianità professionale, per molti versi fisicamente faticosa. Dalle conversazioni è però emerso anche che finora i processi digitali si sono affermati relativamente poco. Inoltre la fase iniziale con le nuove tecnologie è spesso piuttosto difficile, poiché richiede dapprima più tempo finché il loro utilizzo non è padroneggiato e il valore aggiunto diventa visibile.
Ciò che è emerso chiaramente da questi colloqui è che esiste un divario piuttosto ampio nella valutazione delle opportunità e delle potenzialità della digitalizzazione nell'edilizia. Mentre a livello di progettazione e direzione si vedono con grande chiarezza le opportunità delle tecnologie digitali, si guarda positivamente alla loro introduzione e si osserva con molta fiducia a un futuro digitale, nella pratica i processi digitali vengono finora percepiti come poco utili.
Certamente i colloqui, così come li abbiamo condotti, non possono essere considerati del tutto rappresentativi, poiché ad esempio abbiamo preso in considerazione soprattutto piccoli cantieri. Si può però riconoscere una tendenza: a livello dirigenziale prevale una forte fiducia, a livello esecutivo un maggiore scetticismo nei confronti delle possibilità della digitalizzazione. Sembra quindi esistere un ampio divario tra ciò che è teoricamente possibile e ciò che viene effettivamente realizzato nella pratica.
Per concludere, desideriamo ringraziare Oliver Glockner e tutte le persone coinvolte nei nostri colloqui per aver condiviso con noi le loro impressioni sulla digitalizzazione.




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